Pagina:Naufraghi in porto.djvu/227

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— Ecco, parliamo d’altro, adesso, Costantino. Ma davvero, perchè non vuoi un po’ di caffè? Ti farà bene.

— Di che volete parlare, dunque? — disse Costantino con la sua voce monotona. — Io lo sapevo, che vi sareste stupito se non piangevo. Ho pianto tanto che non ne ho più voglia. Eppoi me ne andrò: non è possibile restar qui, dopo aver varcato il mare. Ebbene, datemi un po’ di caffè. Ma chi è che passa? disse poi, animandosi nel sentire un passo nello spiazzo.

— Non voglio che mi vedano! — S’alzò e chiuse la porta.

Quando si volse aveva il viso mutato, ed un tremito gli agitava il mento. Disse con voce sottile, sempre più sottile:

— Sono passato , nel venir qui. Non volevo passarci, ma mi ci sono trovato senza volerlo. Come, come posso rimaner qui?.,., ditelo... voi!

E si strinse la tempia con una mano, scuotendo disperatamente la testa. Poi si gittò per terra e si contorse e pianse con urli soffocati d’una violenza indescrivibile, come un toro preso al laccio e marcato col ferro rovente.

Il pescatore impallidì; ma non disse parola per calmare quell’uragano di dolore. Ah, finalmente riconosceva il suo Costantino!