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Pagina:Neera - Addio, Firenze, Paggi, 1897.djvu/44

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30 addio!


Come! — già tanto mutata che il nome di un uomo veduto due volte mi fa trasalire?

E tutta la mia vita trascorsa, mio padre, i miei rigidi principi d’onestà, la mia fama, il mio pudore, la mia coscienza, tutto ciò dev’essere nulla? Un istante distruggerà l’edificio superbo e onorato che per venticinque anni mi compiacqui d’innalzare?

No, no, no!

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Combattuta fra il desiderio e il dovere ora vittorioso, ora soccombente, passava i giorni incresciosi e agitati, finché presi la risoluzione di non abboccarmi più col marchese.

Gli scrissi due righe che secondo me dovevano terminare l’affare del mio protetto e rendere inutile qualunque altra visita in proposito; — epperò non contenta lasciai ordine al portinaio di dire che non mi trovava in casa qualora egli venisse.

La pace tornava a poco a poco nel mio cuore; incominciava a ridere delle mie paure e fui sul punto di confidarle a mio marito; ma temetti scapitare nella sua opinione col mostrarmi capace di una leggerezza.