Pagina:Neera - Conchiglie, Roma, Voghera, 1905.djvu/144

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144 il poeta


Il giorno dopo, il vasaio fu sollecito a disporre ogni cosa per l'arrivo del nuovo padrone; ridusse i suoi mobili in una stanza sola, non abbastanza tuttavia che non rimanesse qua e là un quadretto, uno sgabello, una pentola, quasi non potesse staccarsi totalmente da quelle mura e volesse illudersi ad ogni costo di possederle ancora.

— Amico mio — disse il poeta, arrivando col pacco de'suoi libri più preziosi sulle spalle — ho sognato tutta la notte di questa casetta, e credo proprio che mi ci troverò come in paradiso. Ma l'aria dèi monti aguzza l'appetito; io ho una fame del diavolo.

— Poco male — rispose il vasaio — quando si hanno denari da spendere.