Pagina:Neera - Il romanzo della fortuna.djvu/172

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ltare maggiore; le sembrava che quel cantuccio modesto fosse fatto apposta per lei; vi si sentiva a suo agio, più libera, più candida, più sola con Dio.

Quando era là sprofondata in uno dei banchi che prospettano la cappella apriva il cuore, e tutto ciò che esso conteneva di amore, di speranza, di santi entusiasmi, di dedizioni ardenti, saliva in un impeto di muta preghiera portando verso il cielo nomi cari di persone morte, nomi cari di cari esseri vivi; e quel mattino appunto aveva pregato con tanto fervore che l’annuncio di Giovanni le parve la concessione di una grazia.

Mentre si vestiva però con maggiore accuratezza del solito e stava appuntando con grande attenzione il velo nero, vide nello specchio la faccia di suo fratello che la stava rimirando in attitudine dubbiosa arricciando il naso.

— Non sto bene? — chiese umilmente, con un lieve tremito nella voce.

— Perchè me lo domandi?

— Così, mi pareva...

Al momento di uscire, come se avesse impiegato quei pochi minuti a scegliere la frase, Giovanni soggiunse: