Pagina:Neera - La Regaldina, Madella, 1914.djvu/169

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ricami in città per poter sopperire alle spese della famiglia; Ippolito era il suo intermediario; lavorava anch’egli segretamente per un avvocato e univa il prezzo del suo lavoro a quello dell’amica, lasciandole credere che la sorgente fosse la stessa.

Fino allora i due giovani avevano nutrito qualche speranza vaga, repressa, dolce tuttavia. Ora non isperavano più. Nelle lotte continue, nelle continue sofferenze il loro amore si era spossato; tutto ciò, che era materia, l’urto della vita lo aveva infranto; ma da quelle ceneri palpitanti, l’anima, l’eterna fenice, si innalzava a regioni divine. Quando il sentimento sopravvive all’istinto brutale, esso acquista una delicatezza somma, come un’anfora, in cui sieno state chiuse delle essenze, ma dove non resta che il profumo.

Soffrire insieme, pensare, lavorare insieme, questa indivisibilità d’ogni loro azione era la sola gioia concessa a Ippolito e a Daria; gioia serena, profonda che li corazzava contro ogni attacco della sorte. E così in mezzo alle prove le più crudeli bastava loro uno sguardo, una stretta di mano per sentirsi quasi felici; il loro amore li compensava di tutto, e lo avevano messo tanto alto, che non temevano per esso nessun pericolo;