Pagina:Neera - La Regaldina, Madella, 1914.djvu/86

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polito confermandosi nel sospetto e sentendo crescere co’ suoi doveri i suoi diritti le si avvicinò più ancora, tanto da prenderle le mani e tenerle ferme sui suoi ginocchi.

— Tu soffri, mi nascondi qualche cosa; oh! vorrei avere la penetrazione e la delicatezza di una donna per indovinare il tuo segreto. In questo momento, Matilde, vorrei essere tua madre! Ma guardami, parla, tu piangi?...

Sì, Matilde piangeva vinta dalla dolcezza del fratello, incapace di dominarsi più a lungo. Lo scialle scivolato per terra, lasciava scoperta la sua faccia orribilmente pallida, solcata intorno agli occhi da due cerchi bruni. Il suo pianto era così disperato, così violento, che Ippolito la prese fra le braccia; ma ella si svincolò e, volgendosi verso il muro, coperse col fazzoletto la bocca fatta umida.

— Dio mio che avvenne?

Ippolito gelato dal terrore, prese la lucerna e ravvicinò al volto della sorella; i loro sguardi si incontrarono e nel raggio di quelle pupille sofferenti gli si svelò il triste mistero.

— Matilde, Matilde, che hai tu fatto?

Cadde, come fulminato. Lei esaltata, gli si prostrò ai ginocchi singhiozzando come una paz-