Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/100

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94 in qual modo pinotto divenne uomo libero


Giacomo Gondi credette che si fosse riparato in cucina a sfogare da solo il malumore e già si rassegnava colla solita filosofia a posticipare il pranzo di qualche mezz’oretta, quando lo vide riapparire sulla soglia col cappello in mano e un fardello sotto il braccio.

— O dove vai ora?

— Vado che la riverisco.

— Ma sei matto?

— O matto o no, non voglio sopportare più gli scherni e gli oltraggi di un padrone che dopo di avermi succhiato il sangue, quando non fossi più buono a nulla mi caccerebbe via come un cane.

— Veramente, se c’è qualcuno che in questo momento possa dire di essere trattato come un cane, Pinotto, non sei tu quello! Rifletti....

— Ho riflettuto abbastanza. Un tozzo di pane duro ma colla dignità di uomo libero.

— La dignità, Pinotto....

Un bel discorso in proposito avrebbe forse pronunciato Giacomo Gondi che già se lo sentiva salire tutto caldo e sincero su dal cuore, se quell’indemoniato gliene avesse lasciato il tempo, ma che! Giacomo Gondi rincorrendolo lo vide precipitarsi per le scale a guisa di valanga, infilare la porta, sparire laggiù, laggiù