Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/126

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120 uno scandalo


la spaventiamo. Se non vuoi dirmi chi è Gustavo, dimmi allora di chi è questo ritratto. Sarà bene di qualcuno!

— Io non lo so, — mormorò ancora Varisco tutta confusa.

— Spiegami allora come si trova in tuo possesso.

La fanciulla esitò, arrossì, volle tornare a piangere ma un sorriso venne suo malgrado a volteggiarle sulle labbra. Disse pianissimo:

— L’ho vinto alla riffa.

— Volevo ben dire! — esclamò don Celso rimettendo gli occhiali, — che non era una faccia nuova. Costui è Langiewitz!

I nasi della direttrice e della maestra disegnarono nell’aria un immenso punto interrogativo.

— Sì, — completò don Celso, — Langiewitz, l’eroe polacco morto da mezzo secolo.

Tutto fu spiegato. Varisco aveva realmente vinto il ritratto in uno di quei giuochi che fanno le ragazze nascondendo fiori o disegni tra i fogli di un libro ed estraendoli a sorte. Un po’ romantica e colpita dalla bellezza del giovane sconosciuto se ne formò subito un ideale chiamandolo Gustavo. Era stata lei a scrivere sotto il ritratto «Gustavo alla sua adorata Emma».