Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/142

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136 l'uomo dei palloni


chi per raccogliere con circospezione tutta quella grazia di Dio.

— Sono denari davvero! — mormorò il pover’uomo che sentiva alcune stille di sudore gocciolargli dalla fronte e un brusìo nelle orecchie, come se gli avessero dato una mazzata.

Sì, il dubbio non era possibile. Biglietti da cento, da cinquecento, da mille lire sgusciavano fuori dalle pieghe del portafoglio. Egli non reggeva a sommarli, abbacinato dal numero stragrande; ed anche non vi sarebbe riuscito perchè alcuni di quei fogliolini erano scritti in una lingua straniera ed avevano parole e motti a lui completamente sconosciuti. Forse non erano carta monetata, ma qualunque fosse il loro nome, cambiali o altro, il loro aspetto intimo e il loro odore era simile a quello dei biglietti di Banca. Tutte quelle carte avevano un legame di parentela, una fisionomia di famiglia su cui non era possibile prendere abbaglio. Mille lire più, mille lire meno, esse costituivano un tesoro.

Mai in vita sua l’uomo dei palloni aveva provato una commozione simile. Ma, singolare a dirsi, la sua commozione era piena di turbamento. Di dove gli venivano quei denari? Erano proprio suoi? Non trattavasi di uno scherzo o di un tranello? E se erano suoi, chi glieli