Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/22

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16 la sottana del diavolo


e stringi e allenta, ora sembrandole di aver toccata la perfezione, ora avvilita in presenza di improvvise difficoltà, ma sempre sostenuta da quella specie di febbre che accompagna le grandi creazioni, ella potè finalmente mostrare l’opera sua a don Assalonne che ne rimase abbagliato.

Effettivamente la povera e meschina Madonna di Spadafora non sembrava più quella; cinta dalle pieghe flessuose della magnifica stoffa, la figura di legno che una rozza mano aveva intagliata con linee di una rigidità arcaica acquistava agli occhi dei due ingenui ammiratori una imponenza nuova. Gli occhietti dell’Agata luccicavano di strabocchevole letizia; quelli del parroco, più calmi, più avvezzi a contenersi, sparivano ogni tanto sotto alle palpebre quasi volessero raccogliere in asilo sicuro la gamma ridente dei due colori celeste e rosa così abilmente fusi nell’avvicendamento delle righe e dei fiori.

— Bello, bello, non c’è che dire. Brava Agata!

Questo fu il primo trionfo; ma ben altri se n’aspettava l’Agata per il giorno della festa, quando trecento o forse quattrocento persone sarebbero rimaste a bocca aperta dinanzi al capolavoro. Notti insonni, veglie agitate, an-