Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/25

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la sottana del diavolo 19


È ben vero che alcuni volonterosi si prestarono subito a spegnere l’incendio saltando addosso alla sacra immagine con una furia che mai più si sarebbero permessa in altra occasione, ma brancicando alla cieca finirono col rovinare anche quello che per avventura s’avrebbe potuto mettere in salvo. Era una pena a vedere brandelli di amoerro rosa cadere sul suolo smunti ed avvizziti proprio come rose morte, e strisce di raso celeste volteggiare per l’aria sotto gli insulti del fumo che ne faceva uno straziante simulacro di illusioni perdute.

La signora Radegonda continuava a gridare: — Ecco la vendetta divina!

L’Agata, riavutasi dallo svenimento, piangeva a calde lagrime, e Dio sa dove si sarebbe andati a finire se il sagrestano non fosse accorso a far sgomberare la chiesa.

Mogio mogio nel suo tinello oscuro don Assalonne si abbandonava ad amare riflessioni. Quando mai le era venuto in mente a quella Ester Serpinelli di lasciare una così stramba eredità e di appiopparla precisamente sulle sue spalle! È obbligato un uomo che vive fuori del mondo, un povero prete di montagna, a conoscere vita miracoli e abitudini delle donne che non ha mai nemmeno viste? Certo, egli aveva accettato con soverchia leggerezza il ca-