Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/260

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254 ipotenùsa, va!


— Ebbene?

— Tu col cappello?

— E perchè no? Non porta il cappello lei?

Ecco, gli argomenti oratorî di quella ragazza erano così bizzarri, così pieni di imprevisto, che l’uomo di studi ne rimaneva sempre un po’ allocchito e non trovava subito la replica. Gli faceva l’effetto di aver ricevuto un pugno di sabbia negli occhi. Finalmente si credette sicuro di possedere la rimbeccata giusta:

— Ma io non porto gli zoccoli.

— Lei non incominci a confondere le idee, — disse l’Agata colla maggior disinvoltura, — e mi lasci passare.

Il contegno sprezzante della ragazza, poichè giunge un momento in cui anche la pazienza di un santo si esaurisce, faceva prudere le mani a Spiridione Tomei. Ciò che lo feriva soprattutto, che gli faceva veramente male, era quella mancanza assoluta di raziocinio congiunta a tanta impudenza. Sperò ancora di convincerla colle buone:

— Vedi, bisogna essere coerenti. O sei povera o non lo sei.

— Quanti discorsi inutili!

— No, che non sono inutili se volessi darti solamente la pena di riflettere.