Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/298

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292 piccole virtù a spasso


ed io, se erano venticinque, dico trenta, se trenta, trentadue o trentacinque. Allora la padrona è persuasa che tutti pagano quel prezzo, che non se ne può fare a meno. Sbuffa, sospira, ma paga anche lei.

Una risata generale è il corollario dell’interessante insegnamento. Ma lo spirito di emulazione si fa strada e suggerisce altre conquiste.

— Io mi accontento di venticinque ma voglio la chiave della porta per andare alla sera al cinematografo col Pinella perchè lui di giorno non può.

— Questa la voglio anch’io: la chiave della porta!

— Sì, sì, la chiave. Viva la libertà! Lo disse anche Garibaldi.

La storica affermazione partiva naturalmente dal gruppo dei giovinotti ai quali sorrideva la proposta della chiave.

Una delle più evolute fra quelle ragazze, una che si era ingegnata di imitare nella acconciatura del proprio capo un ritratto di madama di Sevigné visto in casa della padrona, soggiunse con fare d’importanza:

— Io so di un altro progetto che se riesce non avremo più bisogno di stare qui in piazza a prenderci dei malanni.