Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/57

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

due mondi 51


— Un quartuccio perbacco e crepi la miseria! — esclamò ancora Nicola assestando un secondo formidabile pugno.

L’oste che non era nè guercio nè bolognese, ma che oste era, capì che lì ci stava un gran fuoco da estinguere e, dato di piglio al quartuccio e messolo sulla tavola, rimase in piedi davanti all’avventore con una cotal sua aria rimminchionita e dabbene che chiamava le confidenze come il cacio il pane.

Nicola Bordello prese il quartuccio e rovesciando indietro il capo ne bevette a garganella una buona metà ascoltando con piacere il glu glu del liquido che gli scendeva nell’ampio torace. Almeno bere si può sempre.

— Quest’anno, — disse l’oste, — il vino sarà anche migliore. Le viti sono di una bellezza....

— Accidenti! — esclamò Nicola stenando il suo terzo pugno.

L’oste rimase al pari di colui che avendo spianato il fucile verso un uccello pianamente posato in ramo se lo vede volar via ad un tratto. Per paura di far peggio stette zitto.

Fu Nicola Bordello che dopo un po’ di tempo pizzicandosi il naso soggiunse:

— A me le capitan tutte.

L’oste si accontentò di fare: hum! hum! Con