Pagina:Neera - La sottana del Diavolo, Milano, Treves, 1912.djvu/67

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due mondi 61


dini un treno apposta. Noi siamo nel nostro diritto, noi! Il governo ne fa abbastanza delle prepotenze, ma non può obbligarci a pigliare un treno che non ci accomoda. Ecco, dirò a quella bestia di Maso, ecco se non lo capisci ancora cosa vuol dire repubblica!

Maso per altro non fece nessuna difficoltà. La mattina del 28 giunse vestito a nuovo, con una penna di gallo nel cappello e le scarpe che facevano crac crac ad ogni passo. Teneva sul braccio un’ampia sporta piena d’ogni ben di Dio; cacio, pane, un pollo arrosto, tanto salame da poter mettere bottega e un fiasco di vin vecchio; tutta roba che la sua buona mamma gli aveva ficcato addosso per forza temendo le peripezie del viaggio, fra cui, terribile, quella di patire la fame.

— Andate, — disse il vecchio, — e che Dio vi aiuti.

Nicola si voltò sulla, soglia:

— Purchè il treno arrivi proprio alle 9,30!...

— Minuto più, minuto meno, — tornò a fare il vecchio crollando le spalle come colui che certe fisime non gli entrano, — chi ci bada? e cosa sono pochi minuti davanti all’eternità?

La frase l’aveva udita in chiesa una volta, dal predicatore che era venuto a fare il quaresimale e gli parve di bell’effetto per inco-