Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/140

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130 Novelle gaje.


— E legge il giornale anche lui, tuo marito?

— Tutti i giorni, è ben naturale. Che vuoi! egli non è un letterato; Berchet non può tenerlo al corrente degli affari del suo paese e Prati non gli saprebbe dire se la rendita è alta o bassa. Mio marito bada a’ suoi negozi, fa conti, acquista e vende; quando ha concluso un buon affare, mi abbraccia giulivo e: «Lavoro per te, sai! quanto più sarò ricco la mia donna avrà agi e la mia donna sei tu!» È sfortunato? gli riesce male un interesse? mi abbraccia egualmente: «Tu sei il mio conforto; quando lascio malcontento, lo studio, trovo la gioia e la felicità sul tuo cuore!» Ecco, mi pare, del sentimento squisitissimo. Forse che tuo marito non fa altrettanto?

— Sì, non nego...

— Ma vedi dunque? Tu sei abituata a quel sentimento convenzionale che è piuttosto sentimentalismo e per questo disprezzi il vero sentimento, il sentimento del cuore. Tu cerchi la poesia nei versi e la poesia è dovunque e più che tutto nella realtà. Tuo marito ti sembra volgare perchè accende la lucerna? A’ miei occhi acquista merito, è di sentire delicato, ha riguardi per te, non vuole che tu stessa ti affatichi in una tediosa occupazione. Anche il mio accende la lucerna sulla modesta mensa, e gli sorrido; mi fa l’effetto del Creatore, mi dà la luce.

Carolina tentennava il capo, aveva fra le treccie una stella di lustrini e ad ogni movimento, quelle