Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/16

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
6 Novelle gaje.


somiglia alla Margherita di Goethe, ma piuttosto all’Ofelia di Shakespeare.

Presi in conseguenza delle pose d’Amleto; mi vestivo di nero, passeggiavo di notte nel camposanto e le recava ai mattino una viola colta sul sepolcro d’una vergine.

Un incidente semplicissimo accrebbe il romanticismo dei nostri amori.

In una bella domenica sulla fine di aprile ella mi pregò di accompagnarla a pranzo da una sua amica, ed io mi feci un dovere di andare a riprenderla verso sera. La strada era lunga e noi senza fretta. Quando si giunse in cima ai Torni cadeva oscurissima la notte e il cielo senza luna copriva come un ampio padiglione azzurro la sottoposta valle del Brembo.

— Mio angelo, le diceva, vedi tu quella stella che ci guarda soavemente? È l’astro del nostro amore.

(NB. Robaudi non aveva ancora scritto la Stella confidente, senza di che potete essere persuasi che in un momento così patetico io non l’avrei dimenticata — anche a costo di stuonare.)

— Mia vita — ella rispose — finché splenderà quell’astro in cielo il cuore di Wilhelmine splenderà del tuo amore.

— Anima mia!

— Mio sospiro!

A questo punto ci trovammo davanti alla porta di casa sua e Wilhelmine sciogliendosi dal mio braccio cercò nel taschino dell’abito la chiave.

— Quanto mi duole lasciarti! — mormorò ella improvvisamente. — Ho paura di morire stanotte e di non vederti più!