Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/232

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222 Novelle gaje.

— Perbacco!

Il futuro medico accettò la buona intenzione e conchiuse:

— Ti ho incontrato in tempo opportuno; tu mi puoi essere utilissimo aiutando la mia povera moglie nelle faccende domestiche, eh? Non abbiamo ancora potuto prendere una serva, ma alla fine babbo non sarà inflessibile e nel caso più disperato lavorerò. Incomincio già a dare qualche consulto gratis... per farmi un nome. Così ciarlando e camminando erano giunti davanti una casa di povero, ma onesto aspetto, come si dice.

Roberto aperse la porta e Beniamino lo seguì per centoquattordici gradini fino alla soglia di un uscio, sul quale, col lume in mano, una bionda e giovane fanciulla vestita di bianco, aspettava.

— Hai tardato, Roberto!

— È vero, amor mio, ma guarda, ho meco un compagno.

La sposina alzò il lume e incontrando la placida e bonaria fisionomia di Beniamino, col suo fardello in ispalla, sorrise ingenuamente.

— Entriamo: ti spiegherò tutto, disse Roberto togliendo il lume dalle mani della giovine donna e facendo a Beniamino gli onori dell’appartamento. Appartamento bizzarro e inverosimile, composto di due camere, che sarebbe difficile classificare, poichè rassomigliavono entrambe contemporaneamente ad una cucina e ad uno spogliatoio.