Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/231

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Beniamino. 221

— Ma siete proprio voi, domandò ancora Beniamino, osservando la lucida tuba che aveva surrogato la cuffietta celeste.

— E tu sei proprio Beniamino Fenoglio, il figlio della mia nutrice?

Si venne a più minuti particolari i quali stabilirono perfettamente l’identità dei due personaggi — e allora si abbracciarono con simultaneo trasporto.

Per Beniamino nulla era ornai più positivo della sua fortuna sulla terra.

— Verrai a casa mia.

— Ma vostro padre mi ha scacciato.

— Da casa sua, — è un altro paio di maniche!

Beniamino ricordò le acerbe parole del salumaio e le riflessioni della sua dignitosa consorte sul latte cattivo; però non avrebbe osato far domanda, ma Roberto stesso continuò:

— A vent’anni, mentre studiavo a Pavia e mi preparavo una laurea di dottore, m’accade d’innamorarmi di una leggiadrissima fanciulla. L’amore, caro mio, è come il raffreddore — a volte piglia alla testa e guarisce subito, a volte si attacca allo stomaco e allora..... allora.... infine io l’ho sposata.

— Oh!

— Abbiamo trentasette anni in due, nessun mezzo di sussistenza, la collera de’ miei genitori che non vogliono vedermi, due camere sotto il tetto e ci adoriamo!

Beniamino si grattò la fronte e dopo aver pensato un bel pezzo che cosa poteva dire per consolare Robertino, esclamò: