Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/244

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234 Novelle gaje.

Roberto che aveva fatto onore al pranzo imbandito da Beniamino senza preoccuparsi da qual parte gli fosse venuto, osservò che il bravo ragazzo mesceva un non so che in una certa bottiglia misteriosa:

— O, cosa ci prepari adesso?

— Nulla, nulla, è un po’di legno quassio per purgarmi.

— Ma il quassio non purga.

— Volevo dire per rinfrescarmi.

— Nèmmeno. È uno stimolante per l’appetito.

— Appunto, per l’appetito, non trovavo la parola.

Roberto non ebbe nulla a ridire, e Beniamino turando accuratamente la bottiglia si recò dalla pizzicagnola.

— E così? come state?

— Non c’è malaccio, ma ancor non vidi il nostro dottore.

Beniamino si compose una fisionomia grave, abbassando la voce rispose:

— Il mio padrone è un uomo pieno di delicatezza; una sua visita con questo panico che corre, vi screditerebbe il negozio — i vicini non mancherebbero di parlarne e se la terribile parola venisse mai pronunciata...

— Mi fate paura!

— Non c’è di che, rassicuratevi. Egli vi ha guardata attraverso i cristalli e mi incarica di dirvi che i sintomi non sono allarmanti.