Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/249

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Beniamino. 239

tuo nasino... Dorrai, bambino! Così cantava il nostro eroe, tenendosi in braccio con infinite precauzioni il figlio di Valentina, e, non contento di quella sua canzone improvvisata, volle aggiungervi il ritornello che cantano alla vigilia di Natale davanti al presepio:

Dormi, dormi, bel bambino.
                    Re divino.

Ma il bricconcello non dormiva; e spalancando due occhioni neri neri, e stendendo le manine, mostrava di chiedere ben altro.

La giovine madre riposava ancora. Roberto, che era uscito a prendere certe medicine, aveva raccomandato di non svegliarla.

Beniamino si accoccolò per terra e, tenendosi il bimbo sulle ginocchia, gli fece succhiare un pezzetto di zucchero.

Il bimbo succhiò, ma di addormentarsi non diè alcuna speranza.

Beniamino, dolce e paziente, come avesse sempre fatto la balia, incominciò a passeggiare, dondolandolo sulle braccia, e riprese la canzone:

— Trà, là, là... fa la nanna, bambino! e gli uccelletti del buon Dio verranno anch’essi a dormire sulla tua culla, sotto le loro ali azzurre, sotto le loro ali morbide, sotto le loro ali che ti accarezzeranno... Trà, là, là, bambino, dormi, piccino!

E il piccino a ridere, allungando le sue tenere braccia sulle guancie di Beniamino.

Qui mi faccio lecito di osservare che un bambino appena nato non ride di solito, ma Beniamino assi-