Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/257

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Beniamino. 247

rone al disopra della maestosa signora in bandò, fece tanto che il piccino si pose a saltare, agitando le braccia e dando tutti i segni del massimo buon umore.

Era un angioletto, convien dirlo, con quei biondi riccioli che si inanellavano attornio alle sue guancie rosa, cogli occhioni neri e vivaci, colle manine paffute, colle bianche spalle rotonde seminude che uscivano da una nube di merletti...

La grave signora si degnò guardarlo sorridendo ed il nostro eroe passò il Rubicone di quella soglia facendosi una interna esortazione, che tradotta in latino somiglierebbe appunto a quella di Cesare: Alea jacta est.

— Mi pare di conoscere questo giovinotto! disse il salumaio, squadrando Beniamino.

— È probabile; sono venuto qui il primo giorno del mio arrivo a Milano; ora mi trovo collocato in una buona famiglia, sono contento; vorrebbe avere la compiacenza di darmi tre etti di burro?

La signora, vedendo che Beniamino scivolava con tanta accortezza sul loro primo incontro, lo prese in buona opinione ed ordinò di andare in cantina a prendere del burro fresco.

Intanto il fanciulletto, tendendo le manine con un vezzo tutto suo irresistibile, mirava a prendere i nastri verdi che abbellivano la cuffia della degna signora.

— È grazioso questo bambino! Quanti mesi ha?

— Nove mesi e sedici giorni. — Oh! è molto sviluppato.

— Non hanno che questo i vostri padroni?