Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/38

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
28 Novelle gaje.


l’onnipotenza di Dio! Sdraiato sulla sabbia dei viali, colla testa sull'umida erbetta, quanti cantici io composi ad imitazione di Salomone! quanti salmi come Davide! quanti lamenti come Geremia!

Ma una notte; notte calda, trasparente, vaporosa, vera notte d’estate sotto il cielo d’Italia, mentre attraversavo uno stretto corritoio senza finestre e per ciò tendevo avanti le mani con una delle quali reggevo il Manuale di Filotea e andavo brancicando allo scuro, una sensazione nuova, improvvisa, un contatto morbido qual foglia di rosa, tiepido quale... Dio!... era una mano. E un lieve profumo di mammola mi avvolse e un piccolo grido represso mi ferì il cuore.

— Chi siete? chi siete? — disse premurosamente colei che pur troppo avevo riconosciuto.

Vade retro, Satana! — mormorai stringendomi al petto il Manuale di Filotea: ma volle appunto sventura che il pesante volume mi scivolasse cadendo rumorosamente per terra.

— Oh! siete voi, cugino? E che cosa v’è mai caduto? Aspettate che v’aiuterò a cercarlo.

Io mi curvai in un baleno per evitare ogni nuovo contatto; ma quando il dito del Signore si allontana dal nostro capo tutto va di male in peggio.

Curvandomi sfiorai i capelli, la fronte e il serico velo che copriva le spalle di Giannina.

— Cugino! cugino! accendete uno zolfanello.

Altro che zolfanello!

Ella mi chiamava ancora che io già mi trovavo nella mia cameretta, ginocchioni, con uno scudiscio