Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/43

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Come la mia anima fu perduta alla grazia. 33


a dispetto di tutti i vincoli e quando è giunto il suo momento scoppia, avvampa, distrugge. Io mi sentivo tutto il sangue in tempesta; sudavo e gelavo. Ero e non ero io.

All’ora del pranzo la burrasca de’ miei sensi durava tuttora; mangiai la zuppa ripetendo fra me:

Prima ferimmi il core
E poi me lo rapì.

Venne il fritto, venne il lesso, venne l’arrosto; ma io non cessavo dal mormorare: «E poi me lo rapì.»

Contro il solito, Giannina non parlò e non rise; dal canto mio dovetti fare sforzi sovrumani per non guardarla, però non la guardai.

— Soffrite oggi, Giannina? — disse la marchesa, ricevendo dalle mani della vedovella la sua tazza di caffè.

— Un poco, sarà il caldo, suppongo.

— È facile; andate a passeggiare in giardino, vi farà bene.

— Lo credo; ma il giardino è così vasto, che trovandomici sola m’assale la malinconia.

— Torquato vi accompagnerà.

— Duolmi, signora zia, ma ho disposto una meditazione sulle principali opere di misericordai e...

— E invece della teoria ti si offre una buona occasione per applicarti alla pratica, consolare gli afflitti; non dimenticare, Torquato, che questa è la migliore e la più meritoria delle opere cristiane.

Ah! lettori, quando il diavolo ci si mette!...

Mia cugina ed io passeggiammo lungamente sotto un viale di platani; ella guardava le foglie ed io le

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