Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/53

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Come la mia anima fu perduta alla grazia. 43


una lavata di capo, e a lei prestarono mano in qualità di aiutanti don Edoardo, don Sulpicio ed il cavaliere Guglielmo Zaccarone dei nove Chiodi.

Io li lasciai sfogare tutti e quattro e quand’ebbero ben parlato della collera di Dio, delle pene eterne, della religione calpestata, del diavolo trionfatore; quand’ebbero staccati tutti i santi del calendario e invocate tutte le madonne conosciute e da conoscersi (poichè ogni tanto se ne scopre qualcuna nuova) presi per mano Giannina che sospirava tacitamente in un angolo e dichiarai davanti a quella rispettabile adunanza di farla mia sposa.

Si gridò, si strepitò; potete figurarvi! ma la conclusione è che da sei anni a questa parte io mi trovo il più felice degli uomini, quantunque la mia anima sia irremissibilmente perduta alla grazia, come asseriscono in un toccante duetto mia zia e il cavaliere.

E Giannina? — dirà il lettore.

A questo punto, due morbide braccia circondano il mio collo; un delicato profumo di mammola mi involge; sento la mia fronte appoggiata a un cuore che palpita dolcemente e un bacio, due baci, mille baci mi piovono sulle labbra... Ecco Giannina.


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