Pagina:Neera - Novelle gaje, Milano, Brigola, 1879.djvu/57

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Divina gioventù. 47


questa più profondi. Noi abbiamo l’abitudine di rimpiangere sempre il passato, qualunque esso sia; ma ditemi poi il vero, ora che l’esperienza vi ha aperto gli occhi, bramereste proprio sinceramente di tornare indietro?...

Non vi credo. Lo splendore delle rimembranze vi attira per un istante, ma non vorreste a patto di libare ancora l’ambrosia stillante dai cappelli d’Ebe, rifare l’ardua salita. Una forza invincibile ci spinge a proseguire, come l’onda che incalza l’onda e non ritorna mai nel solco che ha lasciato. Anch’io grido con voi: «O divina gioventù!» e vi penso con tenerezza come ad una madre dal cui seno fecondo ho succhiato il latte della scienza; vi penso con amore come alle idoleggiate sembianze della persona cara, ma vi penso anche con un segreto orgoglio misto a vaghezza di pace che mi fa esclamare guardando i giovani: «Correte pesciolini all’acqua dolce! io mi avvio tranquilla in porto e vi aspetto per detergere con mano pietosa l’assenzio che resterà sulla vostra bocca.»

— E come toglierete voi quell’assenzio quando mancano ad un tratto fede, illusioni, entusiasmo?

Mi vennero in mente quei cari versi di Arrigo Boito:

Colma il tuo cuor d’un palpito ineffabile e vero
E chiama poi quell’estasi: Natura, amor, taistero,
Vita, Dio — che importa?

Li ridissi e soggiunsi:

— Lasciate aperto il vostro cuore; che il vento vi soffi le rose d’Anacreonte o l’ellera di Parini, che importa? Ma Dio mi perdoni, vi faccio una lezione di metafisica, e quantunque l’altra metà sia morale...