Pagina:Neera - Un nido, Milano, Galli, 1889.djvu/24

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16 Parte prima


il virgulto di una timida betulla innestato al tronco di una quercia poderosa.

Rimasta senza madre, ebbe a soffrire gli urti di tutte quelle individualità così accentuate; dovette cedere, ubbidire sempre. La povera betulla perdette le foglie – fiori non ne aveva mai fatti – intristì, avvizzì dimenticata, finchè cadde, e parve proprio vi cadesse per morire, nelle braccia del fratello, unico superstite.

Carlo Spiccorlai non era uomo da perdersi in tenerezze. Le additò un nero buco accanto alla cucina, le fece la sua parte al magro pasto comune e venne in tal modo ad avere la terza persona della famiglia, un po’ meno d’una serva, un po’ più d’un cane.

Il vecchio bisbetico non parlava con lei più che colla Rosa, però non aveva per la sorella il ghigno beffardo che riserbava alla moglie; anzi qualche volta il suo piccolo occhio giallo la seguiva con insolita dolcezza e si poteva credere perfino che una parola meno aspra dovesse uscire dalla sua bocca, ma erano lampi. Generalmente si ricacciava sulla scacchiera, brontolando. Donne, cavalli, orologi!

Tra le cognate era un altro affare.

Fin dal giorno che Amarilli era comparsa sulla