Pagina:Neera - Un romanzo, Brigola, Milano, 1877.djvu/61

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 59 —


bambina. Certe cose si deve capirle. Un uomo ha i suoi impegni, le sue relazioni, le sue abitudini; non si può violentarlo, non si può imporgli di rinunziare a’ suoi amici, a’ suoi interessi per cucirselo accanto a farsi dipannare le matasse.

Giulia domandò scusa.

Venne l’estate, la stagione dei bagni. Olimpio aveva bisogno di andare a Baden; il dottore gli aveva ordinato quelle acque, ma una donna non poteva star bene a Baden — non era luogo conveniente — e poi vi si annojava alla morte — e poi il clima era nocivo per Giulia — e finalmente Giulia era pallida, era debole; le conveniva l’aria pura, il ferro — Levico, per esempio.

— Dobbiamo separarci!... esclamò Giulia singhiozzando.

— Pur troppo, mia cara. La vita, vedi, è una catena di sacrificii; non si può mai secondare la nostra volontà.

Il matrimonio, del resto — ricordati le parole del sindaco e del prevosto — è una palestra d’abnegazione; rassegnati: mi rassegno anch’io.

— Penserai a me?

— Giorno e notte.

— Mi scriverai?

— Prendo meco una valigia di carta e di penne. Tu, dal canto tuo, sta allegra, divertiti e a rivederci. Partì.