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88 Una giovinezza del secolo XIX

revole di terreni, che nei tempi buoni gli concedevano una larga agiatezza; ma un seguito di annate disastrose per i raccolti avendo provocata la crisi agraria, mio nonno non seppe provvedervi almeno con accorte diminuzioni alle spese, così che, da un giorno all’altro, si trovò a non possedere più nulla di fronte a un cumulo di debiti e in questo disastro naufragò la dote di mia madre, che era stata assegnata in quarantamila lire. Ciò è quanto la zia Margherita non poteva perdonare a mio nonno e nella sua logica particolare se la prendeva con me, con una fanciulla di tredici anni! Dico la zia Margherita perchè era lei che parlava; quanto alla zia Nina non usciva dalla sua immobilità e dal suo mutismo, tanto che per molto tempo non mi riuscì di comprendere che cosa si nascondesse dietro quel contegno impassibile di bonzo indiano. È certo che entrambe nella caduta di mio nonno dovettero rintuzzare le antiche rivalità e i sarcasmi della zia Margherita trovare buon gioco contro le abitudini signorili, che forse qualche volta l’avevano involontariamente umiliata nella famiglia di mia madre.

Dai miei ricordi della casa del nonno risulta infatti l’impressione di una comoda agiatezza. L’avere provvisto ai sei figliuoli, tutti in primarie