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Una giovinezza del secolo XIX 113

per me quando lo vedevo alzare dai trucioli la sua testa da imperatore romano per rimaneggiare la politica del governo, che, secondo lui, andava male, ed appoggiandosi sulla pialla come avrebbe fatto sopra una clava, giudicare di Cavour, del ministero, dei trattati, quasi fossero legno di noce o di ciliegio. Trinciava giudizi anche sull’arte drammatica. Aveva conosciuto la Ristori: "Già, è stata qui colla compagnia de’ suoi genitori, contava tre o quattro anni, l’ho presa in braccio tante volte, le ho date anche le chisseüle". In seguito a tali confidenze si gonfiava, faceva la ruota, convinto di avere stabilito il suo diritto a parlare d’arte. Questo curioso personaggio, in aggiunta a’ suoi meriti, custodiva tre scorpioni in un’ampolla d’olio per medicare ogni genere di tagli e di ferite. La moglie di Collella, un bel donnone fresco e sorridente che metteva allegria solamente a vederla, era una delle persone che passando sotto le finestre basse del salottino delle mie zie non mancava, da buona vicina, di fermarsi ad augurar loro o il buon dì o la buona sera, e avvenne che una sera, per l’appunto passando in fretta, soggiungesse: "Non mi indugio perchè vedo forestieri in casa". Le zie che sapevano di non avere nessuno fecero le meraviglie;