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72 Una giovinezza del secolo XIX

il volto ammonendo così erano di una tale severità che ne rimasi impressionata. Avevo dunque finito di essere una fanciulla? Non mi sarei data tanta pena se avessi potuto prevedere che due anni dopo avrebbe ripetuto: "... non hai più nè dodici nè tredici anni" e ancora sotto i venti agitava sul mio capo il rimpianto degli anni passati, lo spauracchio dei futuri. Era una donna austera la zia Margherita; era anche pochissimo donna. Non l’ho mai vista una volta guardarsi nello specchio; sdegnava tutto ciò che potesse sembrare eleganza e raffinatezza; dei profumi soleva dire con grande disprezzo che li portavano solamente le persone affette da cattivi odori. Nei servizi dei piatti a tavola prendeva sempre la parte più scadente. Non sdegnava prestarsi ai lavori più pesanti, al contrario si compiaceva di aiutare in quelli la persona di servizio; amava cercare i poveri; rappezzando con zelo le vesti della nostra domestica diceva: "Avrei dovuto nascere povera e sposare un povero; quante belle pezze avrei rimesse". Trovava piacere dove gli altri confessavano un fastidio. Colla sua entrata in famiglia, di poveri non si ebbe più penuria; scomparvero invece le signore eleganti che veniano a trovare la mia mamma. Non riconoscevo