Pagina:Neera - Una passione, Milano, Treves, 1910.djvu/228

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Ippolito avanzava sempre con grande lentezza provando il singolare piacere che dà la campagna in certe ore: piacere di sentirsi vivere indipendentemente da ogni altra sensazione, quasi una forza passiva nel grembo della natura.

Ma quale raro fiore dondolava lievemente il calice rosso in mezzo ad una aiuola di prezzemolo?... Due peri nodosi insieme abbracciati ne mascheravano ad Ippolito la visione precisa: pure quel vivo rosso che sembrava palpitare tra i rami lo attrasse irresistibilmente. Girò l'aiuola di fianco e si trovò innanzi ritto un personaggio alto appunto come un rosaio che fosse ancora novellino e non avesse che un solo flore scarlatto.

All'improvviso apparire di Ippolito il personaggio non parve sgomentarsi affatto, nè intimidirsi, nè dare alcun segno di stupore. In piedi sul tappeto frastagliato del prezzemolo, nella porpora del suo grembiulino, guardando lo straniero con occhio limpido e sicuro, sembrava un piccolo re nel suo legittimo regno. E come Ippolito gli fu presso sorridendo gli tese la manina, ma con tale gesto dignitoso che il giovine non potè più rattenere una esclamazione di meraviglia.

— Oh soave bambino! Chi sei? Come ti chiami? Che fai qui?

Subito non rispose. Evidentemente la sua