Pagina:Neera - Una passione, Milano, Treves, 1910.djvu/233

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bambino Ippolito tese le labbra a Lilia, ma egli aveva negli occhi una luce nuova che fece impallidire la donna.

Allora Ippolito non dubitò più che la presenza del piccino dispiacesse a Lilia. — Era forse gelosa? — Ne ebbe un sussulto di gioia sembrandogli una maggior prova d'amore; però non le chiese i giorni seguenti di andare a vederlo. Vi si recava solo nelle ore che Lilia occupavasi nella sua camera o a dare ordini in casa. Ma Ni entrava oramai nei discorsi famigliari; Mansa (la nonna, la donna dal gesto antico) lo nominava cento volte al giorno e parlando di lui si illuminava tutta con un ritorno improvviso di giovinezza. Lilia prestava pure attenzione ai suoi discorsi semplici, assennati, al racconto sobrio delle sue sventure, fra cui la morte tragica di un figlio ventenne annegato nel lago che ella stessa aveva estratto cadavere e recato a terra sulle proprie braccia, e di una bimba che le era morta consunta, e ancora... ancora... senza enfasi, senza recriminazioni, senza rivolte, austera e dolce. Ascoltandola Lilia pensava a Rispha custode dei cadaveri de' suoi cinque figli. Mansa per altro ne aveva serbato uno, un figliolo intelligente che le condusse in casa una fanciulla dei monti buona e pura e dalla loro unione era nato il piccolo prodigio che si chiamava Ni.