Pagina:Neera - Una passione, Milano, Treves, 1910.djvu/252

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Oh! egli l'amava disperatamente; eppure il sentimento di essere uno straniero presso a lei, quel sentimento che già da parecchi giorni gli rodeva l'anima, aveva acquistato nelle confidenze di quella sera una solidità di fatto compiuto, inesorabile. Perchè ella continuerebbe ad amarlo? Tanto ricca, tanto bella, abituata agli incanti del lusso e del miraggio mondano, aveva potuto per uno sforzo della sua intelligenza elastica; forse anche per una curiosità compassionevole, avvicinarsi a lui così povero, così meschino; ma era quella l'idealità dell'amore da lui sognato? Che cosa insorgeva dentro di lui, quale istinto ribelle, quale straordinaria veggenza a suggerirgli che tutto era illusione e delirio dei sensi? Altra, ben altra cosa doveva essere l'amore per appagare appieno l'anima sua.

Come soffriva! Perchè non era morto la prima notte che erano stati sul lago, quando la morte gli era apparsa così vicina e così dolce? Ella pure sarebbe morta allora con lui nello splendore della sua bellezza e di un amplesso divino.

La guardava, immaginandola nelle bianche vesti di quella notte, distesa sul fondo della barca, le molli chiome sciolte sotto la furia dei suoi baci, la pallida guancia lucente nel raggio della luna, rigata ancora dalle lagrime della voluttà...

— Ippolito! — ella fece sciogliendosi dalle sue braccia, grave ma serena.