Pagina:Neera - Una passione, Milano, Treves, 1910.djvu/253

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Egli pensò come sarebbe stato facile ucciderla, con quella vita sottile, con quel collo sottile... la resistenza di un fiore spiccato dallo stelo!

— Vieni a vedere, non piove più.

Stettero colle fronti appoggiate ai cristalli della finestra, guardando nel giardino la massa bruna degli alberi goccianti a stille a stille la pioggia raccolta, e dietro agli alberi, in fondo, una striscia più chiara al posto del lago, una semplice sfumatura.

— Il battello! — fece Lilia.

Lontano, nella notte nera, i sei fanali apparvero coi loro occhi smisurati di mostro marino a fior d'acqua; dalle commessure dei cristalli entrava nel salotto un'aria fredda come un brivido.

— Chi viaggerà mai a quest'ora?

Era sempre Lilia che parlava. Ippolito se la sentiva appoggiata alla spalla ed al braccio, un po' tremante, morbida, infantile. L'avanzarsi del battello in quel silenzio, in quel buio, aveva qualche cosa di misterioso e di fatale. Ma egli non pensava alle persone che vi potevano essere; in quella forma incerta movente verso il suo destino vedeva niente altro che un simbolo. La distesa del lago insensibile, la muta sentinella dei monti, le ville chiuse, i paesi dormenti, la riva deserta, gli alberi goccianti a stille a stille e il battello che si avanzava lentamente... lentamente...