Pagina:Neera - Una passione, Milano, Treves, 1910.djvu/27

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do un sorriso caustico sbocciato proprio davanti a lui sul viso di un uomo che occupava la poltroncina più immediata accanto al divano gli gelò il sangue nelle vene. Wilss! fischiò una serpe dentro il suo petto.

Come se l'altro lo avesse udito e volesse procurarsi il godimento felino del gatto che tende la zampa vellutata al topo, lo salutò con un cenno del capo troppo gentile perchè il giornalista potesse esimersi dal fare altrettanto. Ma pur salutando mulinava iroso: Che cosa fa qui costui? Perchè è venuto ancora? Perchè le sta così dappresso? Perchè mi guarda a quel modo?

L'oggetto di tale monologo interrogativo poteva avere dai trent'otto ai quarant'anni e quantunque i lineamenti irregolari, il naso camuso, le mascelle grosse non lo additassero quale tipo di bellezza, era pure un magnifico campione della razza umana per il doppio sentimento di intelligenza e di forza che si sprigionava da tutto il suo essere. Vestiva con quella apparente trascuratezza inappuntabile dei veri ricchi che non si curano affatto della esteriorità ed aveva nel contegno, nello sguardo, nello stesso silenzio una espressione di dominio così sicura e tranquilla che il giornalista, sempre più irritato, lasciò improvvisamente lo sgabello e rincorrendo don Peppino che stava coll'occhialetto in mano a contemplare un quadro poggia-