Pagina:Neera - Una passione, Milano, Treves, 1910.djvu/278

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 272 —


fonda sotto la quale si raccolsero momentaneamente come dentro a un velo pudico le sue smanie tempestose. Incontrò Lilia ai piedi della scala. Anch'ella era uscita e rientrava allora. Aveva il suo abito grigio e sotto la veletta bianca i bellissimi occhi apparivano arrossati... Dal pianto? dal freddo? Una volta Ippolito non avrebbe esitato sulla interpretazione; ma ora, ironico e dubbioso, ripeteva a sè stesso: — Dal pianto o dal freddo? — Dolcemente ella disse:

— Ti ho cercato... ti venni incontro...

— Grazie, sono stanco; credo di avere un po' d'emicrania.

Ippolito non sapeva precisamente quel che si dicesse, ma non era preparato ancora a trovarsi con Lilia. Istintivamente sentiva il bisogno di essere solo. Ella comprese e salì alle camere superiori.

Anche per lei c'era stata lotta; certo meno violenta, meno appassionata, poichè avviene del dolore umano come delle malattie che la prima volta scoppiano con veemenza e poi vanno di volta in volta acclimatandosi con forme sempre più benigne. Inoltre Lilia non subiva alcun disinganno, essendole noto fin dai primordi che quella relazione non poteva essere duratura più di un sogno, più di un raggio, più di un fiore — l'ultimo forse — colto nel bizzarro giardino della sua vita. Eppure si staccava a malincuore