Pagina:Negri - Orazioni, Treves, Milano, 1918.djvu/167

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Roberto Sarfatti e i divini fanciulli 161


singhiozza, lo ricopre degli ondeggianti capelli rossicci, e non vuole lasciarlo partire, e grida, come se con tal grido potesse trattenerlo: Roberto mio!... Roberto mio!...

Da quel momento egli sa ciò che lo aspetta. Ma resta impavido, si strappa dalla dolce catena vivente, depone la sorellina a terra, bacia, saluta, sorride, scompare.

Divora spazio per arrivar più presto, quasi tema gli manchi il tempo di raggiungere il destino. Rientrando sa che la sua compagnia è impegnata in un’importante azione offensiva: si precipita per trovarsi in linea.

Il giorno ventotto, alle dieci del mattino, è dato principio all’assalto di Col d’Èchele — sull’Altipiano d’Asiago — fra il Monte Valbella e il Col del Rosso.