Pagina:Negri - Orazioni, Treves, Milano, 1918.djvu/169

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Roberto Sarfatti e i divini fanciulli 163


mente le spiega: scavalca, o abbatte con il calcio del fucile, con la rabbia che stronca ogni ostacolo, quei reticolati che non furono prima fatti saltare dalle artiglierie: primo a scalare la trincea avversaria, si getta in un camminamento nemico, e da solo riesce a catturare trenta prigionieri, e ad impossessarsi di una mitragliatrice: e poi, avanti: trascina i soldati con la veemenza irresistibile dell’esempio e del grido, li travolge nel suo vortice eroico, è uno e diventa mille, è un ragazzo e diventa un Dio: e, mentre, lanciato all’attacco d’una delle ultime gallerie presso la vetta, canta vittoria con la voce, con gli occhi, con i rossi zampilli delle ferite, piomba fulminato da una palla in fronte.

Raccolto e seppellito l’indomani, con religioso raccoglimento, in terra