Pagina:Negri - Orazioni, Treves, Milano, 1918.djvu/84

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78 orazioni


Accarezzando le ciocche ricciute di Mariuccia, color della castagna non ancor matura, o le seriche trecce bionde di Carlottina, volgeva pensieri d’armonia che poi sbocciavano sulle sue labbra di fanciullo, nella forma geometrica e nel gemmeo splendore dell’espressione definitiva.

Teneva lunghi colloqui di silenzio con un gatto che lo comprendeva, perfettamente, russandogli sulle ginocchia. Passava e ripassava, distratto, le dita nella tigrata pelliccia elettrica. E se all’improvviso usciva a dire una delle sue memorabili frasi, pareva ne avesse estratta l’ispirazione dalla taciturna sapienza dell’idolo felino dagli occhi verdi.

Infinite cose di bellezza lapidaria egli disse così, sospeso fra il sogno e la realtà.