Pagina:Nietzsche - La volontà di potenza, 1922.djvu/79

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81 - valità, del risentimento, dell'invidia, che sono più ciie naturali per gli esseri mal riusciti, e divinizzano per essi persino, sotto l'ideale deiriimiltà. e dell'obbedienza, lo stato di schiavitù, d'inferiorità, di povertà, di malattia, di oppressione. Questo spiega perchè le classi (o le razze) dominanti così come gl'individui, hanno conservato in ogni tempo il culto dell'altruismo, il vangelo degli umili, il « Dio sulla croce ». La preponderanza delle valutazioni altruistiche è la conseguenza di un istinto a favore di ehi è mal venuto nel mondo. La valutazione nel più profondo dice qui : « io non valgo molto » : più esattamente: è il sentimento dell'impotenza, la mancanza di un grande sentimento affermativo di potere (nei muscoli, nei nervi, nei centri di movi- mento). Questa valutazione si traduce secondo la cultura specifica di questi strati, in un giudizio morale o religioso ( — la preponde- ranza dei giudizi religiosi o morali è sempre un segno di cultura inferiore — ); cerca di trovar un fondamento, derivandolo da quelle sfere dalle quali ha tolto l'idea di « valore ». L'interpretazione per cui il peccatore cristiano crede di capire se stesso è un tentativo d' trovar giustificata la sua mancanza di potere e di fiducia in sò : egli preferisce sentirsi colpevole piuttosto che sentirsi cattivo senza ragione. È già in sè un sintomo di decomposizione l'aver bi- sogno di un'interpretazione di questo genere. In altri casi il disere- dato non cerca la ragione della sua sfortuna nella sua « colpa » come fa il cristiano, ma nella società: così il socialista, l'anarchico, il ni- chilista — considerando la loro esistenza come qualcosa di cui qual- cuno deve esser la causa colpevole; questi si avvicinano di .molto al cristiano il quale crede anche di poter sopportar meglio il suo malessere e la sua cattiva conformazione quando ha trovato qual- cuno a cui può attribuire la responsabilità di ciò. L'istinto della vendetta e del risentimento appare qui, in en- trambi i casi, come un mezzo per sopportare l'esistenza, come un istinto di conservazione: e così pure la preferenza accordata alla teoria e alla pratica altruista. L'odio dell'egoismo, sia che si tratti dell'egoismo proprio (come nel cristiano) o dell'egoi- smo degli altri (come nel socialista) appare così una valutazione in cui predomina la vendetta; d'altra parte come un'astuzia dello spi- rito di conservazione per quelli che soffrono, per l'aumento dei loro sentimenti di reciprocità e di solidarietà... In ultima analisi, come ho già accennato, questa scarica del risentimento che consiste nel giudicare, nel condannare, nel punire l'egoismo (proprio o altrui) è - 82 —