Pagina:Nota dell'ingegnere Filippo Bignami sulla Ferrovia da Milano a Piacenza.djvu/2

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44 sulla ferrovia

pienza ed integrità di commoverne la stessa stampa austriaca, la quale dolendosi della nota incapacità amministrativa degli Italiani, non ricordava che gli amministratori di cui trattavasi erano il sig. Boecking e simili che d’italiano non avevano che il pingue salario ed annessi.

Durante la così detta Direzione Superiore di Verona, le ferrovie dello Stato, producevano appena un uno per cento dei capitali impiegativi, mentre nel finittimo Piemonte sotto circostanze meno favorevoli, risultavano rendite del 5 e perfino del 6 per cento. Forse la espressione del raffronto, o la idea di un maggior profitto (non pel pubblico) nel variar di sistema, la massima di nuovamente ricorrere alla attività privata venne assunta e da essa ne derivò la combinazione risultante dalla Convenzione 14 marzo 1856 che regge la attual società Lombarda-Veneta.

Il modico prezzo della cessione, le condizioni apparentemente lusinghiere, la studiata e ben intesa rete stabilita da costruirsi, dovevano necessariamente procacciar favore alle azioni, le quali trattenute dal sig. ministro, o ripartite al pari secondo il suo beneplacito, ebbero infatti un agio che raggiunse perfino il 40 per cento.

La Società però non era ancora del tutto ordinata, che il potere già ne adombrava e v’indirizzò una serie di persecuzioni da far credere che mirasse a cominciar da capo colla riassunzione in mano propria e con nuovi prestiti. Se non che tal progetto, sembra incontrasse un ostacolo innaspettato nella probità e nella fermezza della persona del Direttor Generale proposto all’impresa. Egli seppe tener saldo contro il doppio urto delle sopraffazioni governative e delle connivenze del pedisequo Consiglio d’Amministrazione di Vienna, riuscendo per così dire fra una spinta e l’altra a progredire nell’ordine e nelle provvidenze. Riuscì a finirla colla eterna lacuna di Coccaglio, sebbene nella assurda maniera prescritta dalla autorità Imperiale. La linea Milano-Piacenza, fu essa pure aggiudicata ad un intraprenditore.

Abbiamo sorvolato a questi antecedenti nello scopo che non sia fuorviata la opinione circa il ritardo che subì in Lombardia lo sviluppo della materia ferroviaria e perchè non sia dimenticato quali forze per ogni guisa si elevavano a contrariare i bisogni e le legittime aspirazioni del paese.

Quando sopragiunse l’attual mutamento politico, la società che