Pagina:Notizie biografiche di S. Eminenza Reverendissima il cardinale Giuseppe Morozzo (Avogadro di Valdengo).djvu/19

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Chi potrebbe udire, e non piangere di una dolce pietà, la costanza e la fede, con che si appressò al passo di morte, e l’intenso animo col quale invocò ed accolse gli ultimi solenni aiuti di religione?

Guardò in viso la morte, e non si smarrì. L’uomo giusto non teme questo tremendo passo, perchè il suo transito altro non è che soave sonno di pace, principio di eterna gloria.

La provvidenza però permise, che lunga e dolorosa infermità sempre più appurasse una vita da tanta virtù distinta. Sul letto dei suoi dolori un gemito non s’intese, non un lamento, che palesasse l’interna angoscia, li molti suoi patimenti: sostenne in una parola, sempre con meravigliosa pazienza e fortezza d’animo, le dolorose sue infermità, e con una cristiana rassegnazione, di cui sono rari gli esempi.

Gli occhi non apriva, che per cercare e baciare il crocefisso suo Signore, e non iscioglieva le labbra che per invocare sopra di se le Divine Misericordie, per lodare e ringraziar quel Dio, che tanto amava ed era l’unico oggetto degli ardenti suoi voti, e per invocare la Vergine Santissima dei dolori, a cui Egli la più tenera divozione professava, divozione che in sì bel modo in tutta sua Diocesi diffuse.

Visitato, assistito, onorato, ammirato sin all’ultimo da’ suoi parenti, in ispecie da’ suoi nipoti Cav. Giuseppe Morozzo, e Contessa di Bernezzo, la quale da due anni le più affettuose cure gli prodigava, la più dolce figliale assistenza continua, non che da’ famigliari suoi, e e da tutti quelli, che gli erano per dovere, per gratitudine devoti, volle tutti chiamare ad uno ad uno al letto, e colle più tenere affettuose parole, con que’ salutari avvisi, che cuor di padre non può tacere agli amati figli, prender commiato, invocando sopra di essi ripetutamente le celesti benedizioni. Ah! queste ultime e solenni parole mi staranno a caratteri indelebili scolpite nel cuore.

D’allora in poi i suoi pensieri più non furono che pel Cielo. La quiete del volto, la securtà del dire, la calma, la serenità, la pace, ed il coraggio, col quale si appressò al formidabile confine del tempo mostrano quanto pura fosse quell’anima, e quanto giusta e intemerata la vita.

Protestò che moriva tranquillo e contento, perchè sempre nella lunga e varia sua amministrazione rette erano state le sue intenzioni, e in ogni cosa unicamente aveva avuto di mira il bene e la giustizia.