Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/110

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per anni 18; benchè sempre in guerra co’ Greci. Fu da

    città greca, la tenace romana dominazione a poco a poco aveala trasformata, al che si aggiunse che nel tempo di cui parliamo, cioè, dal settimo secolo al decimoprimo, que’ pochi che fra noi scrissero furon gente di chiesa, la quale presso che tutta o principalmente era latina. Dopo ciò non è a dire che la nostra letteratura, come in ogni parte occidentale, fu meramente ecclesiastica o al più narrativa. Ancor noi avemmo di molte cronache, e vite e storie di Santi e di Vescovi, i consueti inni sacri e qualche epitaffi per le chiese in versi acrostici. Quel fioco barlume di scienza che allor poteasi avere, era tutto accolto in Montecassino e in Salerno, e in parecchi monasteri basiliani di Terra d’Oirato e delle Calabrie.
       Così stavan le cose nella prima metà del secolo undecimo. Ma già per l’Italia erasi destata la nuova vita; e s’andarono per ben due secoli acconciando le morali e fisiche condizioni a quel rinascimento delle scienze e poi delle lettere che fu nel secolo decimoterzo. Le contese fra il sacerdozio e il principato, le dispute con gli eretici, la risorta dignità delle classi medie e popolane, le crociate, e le navigazioni e commerci delle nostre repubbliche co’ Greci, e co’ popoli orientali esercitarono gl’intelletti e nudrirono e ampliarono il pensiero degli Italiani, intanto che la formazione della volgar lingua snodavalo e agevolava. Anche all’uopo lo sovvennero quelle che si potrebbon dire condizioni materiali al rinascer degli studi, come fu tra le altre l’introduzion delle carte e di assai manoscritti arabi o greci. Quando al nostro regno ed a Napoli, alcune di queste cagioni furon più pronte e operative, ed anche molto avvalorate da altre speciali ed efficacissime. Le communicazioni co’ Greci furon più assidue e vicine, e con gli Arabi vicinissime, singolarmente per quelli erano stanziati in Sicilia o rimasi in grandissimo numero dopo che i Normanni la conquistarono. Lasciando stare che la scuola di Salerno forse agli Arabi fu debitrice del suo fiorire, certo è che molte opere arabe o greche, assai più agevolmente che per il resto d’Italia, si poteano aver fra noi: di che nel seguente secolo decimo terzo parecchie furon fatte latine, ed alcune mandate anche in Bologna e fino in Parigi a quelle due famose università.