Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/111

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Narsete ricuperata, e tornò sotto del governo de’ Greci Im-

    Senza che, le arditissime imprese de’ Normanni avevano, svegliando le fantasie, riscosso le popolazioni; le quali alfine, ritolte a tanti vari signori, ebber tra loro alcun più stretto legame, e uscirono dei segregato lor vivere. Tosto se ne vide effetto negli scrittori, ne’ quali si può vedere un più largo e ardito concetto, molta passione, ed eziandio qualche eleganza o minor rozzezza di forme. Fra barbari scrittori di vite e di puerili e scarne cronache, cominciano ad apparire giudiziosi e caldi narratori di generali avvenimenti, e fra gli incolti inni sacri tutta un’epopea latina, che a quando a quando ha più be’ versi che quella età rozza non comportava. In fine, pur consentendo che la lingua usata da’ primi poeti volgari di Sicilia o di Puglia non fosse quella si usava nel favellare, e’ non par dubbio che le nostre popolazioni, innanzi che ciascun altra italiana, ebbero e scrissero un nuovo dialetto, il quale forse poco era dissimigliante a quello di Matteo Spinelli, primo scriltor di prosa in volgare e vissuto a giorni di re Manfredi. Pertanto il lor pensiero si potè sprigionare dalle antiche forme, e svolger con più agio, aiutandosi del nuovoi strumento.
       Mentre che tutte le anzidette generali e speciali cagioni fomentavano e agevolavano il rinascer delle scienze e delle lettere, ei sorgeva in tutio il reame scrittori in gran numero, si che la nostra letteratura fu sicuramente la più ricca ed eziandio la più ornata fra le altre contemporanee. Contuttociò Napoli, mentre che tanta fresca vita le rigermogliava d’intorno, non ci pare che bene rispondesse al letterario avanzamento delle nostre province. In due epistole del famoso Pier delle Vigne ella è chiamata antica stanza e madre di studi, ed è molto probabile che a’ tempi dei Principi Normanni avesse floride e famose scuole; ma nulla possiam dire della sua letteratura per i secoli undecimo e duodecimo, che più propriamente furon per essa un tempo di preparazione e di transito. Prima ch’ella cedesse a Ruggiero, i travagli della guerra e l’apprensione furon troppi; e dopo, checchè si dica di conservati ordini e leggi, il sopraggiunto straniero dominio troppo rudemente la dovè sconcertare, e offendendo l’antica vita civile, non sostituirle si prontamente la nuova, che l’intellettual virtù non ne fosse perturbata e irritrosita. Insino al cuore del secolo decimo-

     Celano — Vol. I. 15