Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/126

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 128 —

padronirsi della nostra Città: strettamente l’assediarono;

    dalla imitazione degli Spagnuoli e dal lusinghevole esempio di Giambattista Marini, che molto ben comprose il genio dell’età sua, ed ebbe più grande e facile ingegno che non facea d’uopo a trarsi dietro il volgo de’ rimatori. Il reo gusto del secolo bene dovea avere la sua grande espressione; ed ebbela in quella parte della penisola dove ogni cosa eragli più disposta per la preminenza del pensiero astratto e riflesso, per l’abito del sottilizzare, per l’amore al nuovo, e pel poco uso della beffa, per cui sospetto in Roma e in Firenze ogni più audace novatore sarebbesi rattenuto. Nondimeno, di molti scrittori non si lasciaron corrompere, e tra questi è a ricordare Salvator Rosa per sei vivaci satire, che non dubiteremmo di porre accanto a quelle del Menzini, se manco si allungassero in amplificazioni storiche, e manco indugiassero in ciascun pensiero. In sul cadere del secolo furono alquanto ristorate le lettere, e poco dipoi Niccolò Amenta diedeci sette spiritose commedie, che son le migliori di quante allora se ne scrissero, s’altro non sia, per testura, e per corretta e pulita lingua.
       Generalmente i Napolitani in questa età ebber della storia concetto semplicissimo, stimandola nudo racconto di pubblici avvenimenti. Poco adunque si curarono di cercarne ragione nel mobilissimo campo delle passioni e delle volontà; e ad eccezione di un solo, che s’alzò a generalissime considerazioni politiche non furon che narratori, così che indarno vi cerchereste alcun fondamento o razional vincolo a’ dislegati fatti, se non è in fondo in fondo e quasi inavvertita l’idea della provvidenza. Dei rimanente tal positivismo istorico meglio apparecchiava un più largo e filosofico modo di considerar le umane vicende, che non facessero le istorie morali politiche de’ Fiorentini, e solo era d’uopo che le disgiunte forze dei nostri si unissero, e che i filosofi e gli eruditi si avvicinassero. Nel secolo decimosesto, fra gli storici delle nostre cose, son da nominare il poeta Costanzo e Camillo Porzio, quegli lodatissimo per giudizio e gravità, e per l’amabile naturalezza del dettato; questi, per rara penetrazione e forza di mente, e per nervosa concision di stile: e fra quelli de’ fatti generali o stranieri, Scipione Ammirato^ che diede a’ Fiorentini la più compiuta istoria