Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/134

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nuto confìrmato dagli Imperadori Greci; e l’ultimo Duce

    e sua pure è l’altra della camera oscura, per essere stato il primo a parlarne da fisico e ad usarvi la lente. A dir breve, non v’ha parte della fisica matematica e della sperimentale ch’ e’ non abbia arricchita di scoperte o di belle osservazioni, e d’industriosi trovati. Oltre al Porta altri valenti fisici avemmo in questa terza età, ma nel cinquecento tutti furon vinti da lui, e nel secento, oscurati dagli altri d’Italia: solo è a notare che non pochi scrissero dì mofete, di terremoti, di fuochi vulcanici, di acque termali; onde a noi sembra, le stesse nostre regioni aver non poco promosso tali nuovi studi. — Nelle scienze naturali molto vantaggiarono i nostri sin dal cinquecento. Cominciarono dallo studiar gli antichi, che certo, sceverando il portentoso in ciò che spetta alle virtù secrete delle piante e delle pietre, ed alle abitudini degli animali, non erano mala scorta come nella fisica; ma poi, lasciatisi andare da sè medesimi, lì corressero con nuove sperienze e scoprimenti, e ne accrebbero la scienza. Tosto si vide in Napoli orti botanici e musei ricchissimi di storia naturale; e sorse intanto uno de’ più grandi botanici di que’ giorni, Bartolommeo Maranta, il quale in un’ opera intitolata Methodus cognoscendorum simplicium, oltre che con rara accuratezza divisò e descrisse le piante che gli antichi conobbero, mentovò pure gran numero dì altre da lui primamente trovate, congiungendo a una vasta erudizione molta libertà di giudizio e di esame. Nella stessa età Ferrante Imperato pubblicò una storia naturale ch’ebbe fra’ dotti assai lode; poco dipoi Fabio Colonna, acquistata sì piena notizia della botanica appo gli antichi, che ne fu commendalo dal Boerhaave, fe’ dare altri passi alla storia naturale, e fu il primo che distinguesse le varie generazioni delle piante dal lor seme e dal frutto; finalmente Marco Aurelio Severino, che molto innanzi seppe in più di una scienza, fece bellissime ricerche, e fu il primo che combattesse Aristotele sulla respirazione de’ pesci, sostenendo che ciascun animale ha d’uopo dell’aria, e che senz’essa i pesci non potrebbon vivere nè muoversi.
        Venendo ora alla medicina, è a ricordare che nel quattrocento, cominciatosi a conoscer meglio i greci originali, ne seguì disgusto degli Arabi, e contraddizione ad Aristotele e a Galeno. Per-