Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/133

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cratico; benchè il Duce, e capo della repubblica fusse ve-

    la meccanica, e diedeci quell’opera celebratissima sul moto degli animali, che meritò le s’istituisse una cattedra in Mompellieri.
       Tali arditi o grandi passi diedero i nostri nelle scienze filosofiche e nelle matematiche, conciossiachè in esse, come nelle naturali, si potea con accorgimento, non che giovarsi, continuar l’opera degli antichi. Ma nella fisica, per poter avanzare, doveasi romperla con l’antichità, e farsi da capo con l’osservazione ed il calcolo. Laonde pria che il Galilei fondasse la novella fisica, fu ne’ nostri ciò che negli altri europei: un fervido esplorare, ma senza metodo e un po’ a caso; un raccoglier fatti, che, più che cercati, spesso erano incontrati per via; un elaborare e tentar la natura per ogni verso e con libertà grande, pur non tanto che si schivassero le ipotesi e i volgari errori. Del resto quelle slegate indagini prepararon le teoriche e agevolaron l’opera al Galilei: nel che ci pare che i nostri assai più fecero che gli altri Italiani, come quelli che meglio cominciarono ad applicare a’ fenomeni il computo, e che, impugnando la fisica d’Aristotele, presero a francar gl’intelletti dal costui servaggio. Nissuno pria che il Telesio, per tacer degli altri, tanto strettamente combattè in questo lo Stagirita; e sebbene alle combattute ipotesi altre e’ sostituisse, molto nondimeno sì giovò delle sperienze, e diede utilissimo esempio a chi dipoi venne. Ma Giambattista Porta, l’uno de’ più inventivi ingegni di quell’ età, che fu a un tempo geometra, astronomo, naturalista, e che di tanto precedette il Lavater nella fisiognomonia corse l’altra via con singolar fama, e fu il maggior fisico dei secolo decimosesto. Certo e’ lasciossi troppo invaghire al maraviglioso, e stimò vera scienza l’alchimia; ma fu pure in quel tempo uno de’ più infaticabili osservatori, e molto sovente, non solo spiegò, ma sottopose i naturali fenomeni alla misura ed al computo. Sopratutto in una sua magia naturale, oltre a molteplici e giuste osservazioni di ottica, sonovi trattati compiuti, per quanto si potea fare a que’ dì, di meteorologia e di magnetismo. Vi si trova la più antica spiegazione delle maree, com’effetto della virtù della luna e del sole, l’invenzione di una sorta di termometro, la decomposizion della luce col prisma, e qualche idea de’ dìchinamenti orari dell’ago magnetico. L’invenzione del teloscopio è del Porta,