Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/137

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col senno e col valore cacciati dalla Sicilia i Saraceni;

    appo noi cresciuta dalla più viva coscienza de’ nostri mali, e in prima dalla speranza di bene che dava il men duro governo, poscia dalla fiducia nataci al venire del giovane e vittorioso Carlo. Adunque fu doppio il progresso, e condotto a un tempo dalle politiche nostre vicende e dal pensiero che in Europa signoreggiava. Di solitaria e nazionale ch’ella era, la letteratura fecesi pubblica ed europea; e di speculativa diventò pratica in gran parte, e riformatrice.
       Scendendo ora, secondo l’usato, a ciascuna parte della nostra letteraria coltura che meriti esser mentovata, diciamo che, dopo le scienze sociali, gli studi che più ebber voga e grido furon quelli dell’antiquaria e in generale della filologia. Per non dir delle presa abitudini, gli ecclesiastici e i giureconsulti sono stati i principali sostegni alle nostre lettere, e sì in quelli che in questi l’erudizione, la positiva notizia del passato non pur sono i più comuni, ma i più naturali e necessari ornamenti, s’altri ha riguardo agli studi e alla vita loro. Aggiungete che le controversie giurisdizionali furon vivissime e trattate men da filosofi che da eruditi, e che in un regno, siccom’è il nostro, pieno di sì antiche memorie, sparso di tante rovine e ultimamente arricchito dalla scoverta d’intere città, l’antiquaria, del pari che in Roma, dovea esser prediletta e comune occupazione, e venire a crescer campo alla filologia. Sicchè i Napolitani in questa età molto vi si segnalarono. Non pur nella greca favella, che nell’ebraica e in alcun’altra orientale, grande fu la lor perizia; ma nel conoscimento delle antiche istorie, e degli usi e costumi di quelle genti furon versaitssimi e veri prodigi di svariata dottrina. Per verità, più men giustamente, ma di tutti si può dire, esser poca la critica e disaiutata dalle scienze, e mancar quasi sempre in quelle opere la sobrietà e la elezione. Sembraci ancora che i nostri eruditi non furon sì poco nè tanto positivi che convenisse, perocchè in essi non è il dominio su’ fatti che dà la critica e la filosofia, e neanche la piena dependenza da quelli, come nel Muratori, sendo che il più delle volte han preconcette opinioni o trascorrono a conghietture arditissime. Che che ne sia, furon uomini prodigiosamente dotti e ingegnosi, e n’avemmo assai onore e celebrità. De-