Pagina:Notizie del bello, dell'antico, e del curioso della città di Napoli.djvu/138

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e conquistata la Puglia, il Principato di Salerno, la Ca-

    gnissimi di memoria sono i nomi del Martorelli, dell’Ignarra, del Vargas-Macciucca, ma sopra tutti fu grande il Mazzocchi, il quale empiè del suo nome la più colta parte di Europa per vari suoi scritti, e singolarmente per tre opere sull’anfiteatro Campano, su un antico Calendario della nostra Chiesa e su due tavole di bronzo trovate ad Eraclea.
       Tale e tanta fu in Napoli la erudizione; ma la storia in particolare non ebbe quell’avanzamento che poteasi sperare da’ grandi lavori dell’età precedente, e dal pratico pregio che la letteratura s’andava acquistando. Come letterario componimento la storia era tenuta vana da coloro che rappresentavano il pensier nuovo, e come notizia di passate miserie era esosa e riputata inutile. Per il soverchiar delle nuove idee, le dottrine del Vico non si poteron mai divulgare, e le scienze si volean tosto applicare al presente, senza cominciar sì lontano. Onde la storia si rimase nelle mani de’ vecchi eruditi e de’ laboriosi raccoglitori, e fu quello che in poter di costoro dovea essere, cioè ricchissima, ma intemperante e mal digesta copia di fatti. Tuttavia voglionsi far molte eccezioni, le quali in verità, più che le storie propriamente dette, abbracciano storici lavori o narrazioni de’ fatti meno apparenti, e meglio spettanti alle intellettuali o civili vicende de’ popoli. Con molta lode parecchi vi si occuparono come di obbietti più legati alla vagheggiata civiltà e alle sperate riforme. Cosi Carlo Pecchia, in una storia rimasa incompiuta per morte, con molta critica e sensatezza narrò delle nostre leggi e de’ tribunali; Michele de Iorio, assai dottamente discorse del dritto mariittmo, e Pietro Napoli-Signorelli rimaso inferiore al subbietto in un’opera su tutta la cultura delle due Sicilie, di poi diè fuori una istoria critica de’ teatri antichi e moderni, lavoro assai dotto e degno di lode per non pochi pregi. A mostrar poi con quanto ardore i Napolitani si adoperassero eziandio in tali studi prima del novello disegno, e a dar altro testimonio del precocissimo ingegno loro, giova qui ricordare che sin dal principio di questa età Giacinto Gimma e Giambattista Capasso, prima che il Tiraboschi e il Bruckero, concepirono e scrissero l’uno la storia dell’Italiana letteratura, l’altro un bel saggio di quella dell’antica e moderna filosofia.